Ardillo Sabrina - Psicologa cognitiva

Psicodiagnostica

Valutazione psicodiagnostica

La valutazione psicodiagnostica è un processo strutturato di conoscenza e comprensione del paziente (Individuo, Coppia o Famiglia) che consente di ottenere informazioni sulla natura, l’entità, ed eventualmente le cause della problematica presentata. Tale processo si avvale fondamentalmente di strumenti metodologi:

  1. Il colloquio psicologico;
  2. L’osservazione;
  3. I test psicologici.

Attraverso il colloquio psicologico vengono accolti ed esplorati i vissuti, la storia e i problemi della persona, con lo scopo di individuare, all’interno della sua storia personale, i fattori intrapsichici, relazionali, familiari e biologici, che possono aver contribuito all’insorgenza del disturbo o della condizione di sofferenza lamentata. La diagnosi psicologica non si limita al riconoscimento ed alla classificazione dei sintomi o all’inquadramento di una malattia (come avviene in ambito medico) ma, tenendo conto della complessità e dell’unicità di ogni individuo, si propone di giungere ad una comprensione psicologica che passa necessariamente attraverso la condivisione emotiva e cognitiva di aspetti profondi di sé.
L’osservazione è molto utile soprattutto quando si tratta di bambini, di coppie, di famiglie o di gruppi. Consente di rilevare aspetti spesso inconsapevoli  (ma visibili dall’esterno) del comportamento relazionale delle persone, che si manifestano attraverso la comunicazione non verbale. Non è sempre facile da mettere in atto, perché i soggetti osservati tendono ovviamente a modificare il loro comportamento abituale.
L’utilizzo dei test psicologici completa ed integra le informazioni raccolte durante i colloqui, permette la valutazione di funzioni o caratteristiche specifiche di personalità e consente di avere in tempi relativamente brevi, una conferma o disconferma delle osservazioni cliniche. Il processo diagnostico si struttura, inoltre, in funzione della sua finalità. All’interno di un contesto clinico la diagnosi funge da guida e da criterio pragmatico sulla fattibilità del trattamento e si configura come proposta di un progetto terapeutico: approfondendo la conoscenza relativa alle proprie caratteristiche personali, relazionali e contestuali, il paziente è posto nella condizione di prendere autonomamente delle decisioni e operare delle scelte che facilitino la realizzazione dei propri bisogni e delle proprie aspirazioni.
La psicodiagnosi è una delle più importanti competenze dello psicologo. Non ci può essere, infatti, nessun intervento efficace senza un preliminare chiarimento dei particolari bisogni di una persona. La diagnosi serve a comprendere la particolare natura del disagio emotivo che la persona porta in seduta, al fine di “prendersi cura” di lei nel modo più appropriato. Questo non vuol dire che la persona che si rivolge allo psicologo sia “malata”; spesso, sta semplicemente attraversando un momento di difficoltà che non riesce a superare da sola. Se dal percorso diagnostico emerge una psicopatologia, ovvero un disturbo identificabile sulla base di precisi criteri scientifici, la “cura” (nel senso inglese di care, prendersi cura) dello psicologo può consistere nel suggerire una psicoterapia o una valutazione medico-psichiatrica.
La diagnosi non è “un’etichetta” che si appone al paziente, ma una descrizione dinamica di una modalità di funzionamento, sempre passibile di cambiamento nel tempo.
La valutazione psicodiagnostica permette una valutazione globale del funzionamento di una persona e può essere richiesta, inoltre, in ambito forense per accertare le condizioni psichiche all’interno di procedimenti giuridici, civili e penali.